La casa di Ninetta mi ha reso l’immagine di un film “pulito”: ben diretto e ben interpretato.
È un film che trasmette pienamente l’atto d’amore che contiene: l’amore (su tutti) verso la mamma, l’amore verso i luoghi di origine, l’amore verso un modo di vivere il vicinato che tutti abbiamo ormai dimenticato.
I colori delicati del manifesto richiamano essi stessi la delicatezza del racconto, racconto che trova come asse portante la voce narrante che accompagna lo spettatore attraverso la storia di una donna, appunto Ninetta; e dà il via ai ricordi di una vita non facile, tuttavia vissuta con amore e determinazione.
E poi c’è la figlia, artista, interpretata nell’età adulta da Lina Sastri, che raggiunge la mamma ogni volta che gli impegni di lavoro lo consentono e la trova sempre amorevolmente assistita dalle tre badanti a cui è stata affidata a causa dell’Alzheimer che l’ha colpita.
L’azione si svolge nell’arco dell’ultimo incontro tra madre e figlia e si chiude nel momento in cui, morta la mamma, la figlia va via e recepisce in sé stessa la certezza che la avrà sempre al suo fianco: un cordone ombelicale che si taglia solo nella sua forma fisica.
La mamma giovane è interpretata da Maria Pia Calzone; le badanti sono Antonella Morea, Antonella Stefanucci, Franca Abategiovanni; il ruolo della madre anziana è affidato ad Angela Pagano ed è l’ultimo impegno artistico della grande attrice napoletana scomparsa recentemente.
Lina Sastri, produttrice, sceneggiatrice, regista e interprete del film, ha fatto alla mamma un omaggio bellissimo.

IL PD E IL RIDICOLO SENZA FINE
Le parole di ieri a Otto e Mezzo di Walter Veltroni, mi fanno capire che il PD, questo pietoso residuo della Sinistra, continua a non