nulla è più importante di ciò che sembra insignificante

LE DONNE LASCIATE SOLE NON FANNO RUMORE

Scusatemi tanto ma io non riesco a togliermi dalla testa il pensiero di quella donna, di Anna, che adesso addirittura qualcuno chiama ‘assassina’ perché nella sua disperazione infinita si è suicidata portando con sè ciò che aveva di più prezioso e che mai avrebbe lasciato in mano ad altri. Dopo le esequie sembra che tutto sia tornato a posto, niente da capire, niente da chiarire…tanta solidarietà al ‘povero’ marito rimasto solo ad occuparsi di una figlia sopravvissuta ma ancora in gravi condizioni. A me tutta questa compassione non mi riesce di provarla perchè mi chiedo: dov’era quest’uomo mentre la moglie preparava sè stessa e i bambini a gettarsi di sotto? Mi è stato risposto ‘dormiva’, e la risposta vi basta? Vi sta bene? A me dice che molto probabilmente, quasi certamente, era abituale in quella casa che durante la notte la moglie si alzasse per occuparsi dei bambini per vari motivi, un pianto per mal di pancia, per un brutto sogno, una febbre, mentre lui continuava a dormire. Normale amministrazione! Mentre il marito dorme la moglie si alza per occuparsi dei bambini, e con tre bambini le occasioni si triplicano e spesso, una volta che si sveglia uno se ne sveglia un altro, e la mamma lo deve convincere a restarsene a letto. Quante volte sarà successo in quella casa? Così, anche quella notte, Anna si alza, traffica in un’altra stanza con i bambini, ma lui non ci fa caso, come non ci fa caso mai, evidentemente, occuparsi dei bambini è un compito delle mamme, delle donne, che cosa ne sanno i maschi, i mariti? Quindi lui dorme. E a nessuno è mai venuto in mente che quella giovane mamma fosse troppo sola a reggere il carico di una casa, tre bambini piccoli e un lavoro fatto sempre di accudimento, senza nessuno che si preoccupasse di accudire minimamente lei. Di alleggerire il carico dei suoi compiti e delle sue responsabilità. ‘Una donna sempre disponibile’ hanno detto di lei, gentile, sorridente. Troppo, evidentemente. Sempre pronta a sostenere i bisogni degli altri e pudica riguardo ai propri, forse vergognandosi di averne, di bisogni suoi, tanto che è andata a parlarne con il prete (che nulla ha fatto, a nessuno ha parlato, per aiutarla). Adesso le danno addosso per avere portato con sé i suoi figli, e la chiamano assassina. Ma se nessuno, compreso il marito che dormiva serafico mentre lei in piena notte trafficava in cucina (mi immagino) con i tre bambini, completamente svegli, si è mai occupato di questi bambini, come avrebbe potuto pensare di lasciarli a qualcuno che li amasse davvero, e quanto lei? Un uomo che non si alza per vedere cosa succede in piena notte a moglie e figli nella stanza accanto, poi pare che si svegli perché sente un tonfo arrivare dalla strada? Non si sarà invece alzato perché non ha sentito più niente e allo stesso tempo non ha trovato la moglie accanto a sè nel letto? Messi a letto i bambini avrebbe dovuto tornare no? E invece il silenzio e il letto vuoto. Solo allora si allarma, è questa l’anomalia, mentre il traffico notturno di Anna con i bambini era abituale, normale amministrazione: io dormo mentre lei si occupa di loro. Ma adesso tutta la solidarietà va a lui che, poverino, è rimasto solo con una figlia in bilico tra la vita e non si sa ancora. E questo già dovrebbe dirci in quale clima vivano le donne, che quando gli va bene si chiudono in sè stesse e in qualche modo, superato il momento, decidono non avere altri figli dopo il primo, ma Anna era anche molto religiosa e non ha detto di no a ben tre gravidanze in sei anni, roba da ricchi, di questi tempi, e lei non era ricca, non poteva permettersi di avere domestici e babysitter, anzi doveva anche lavorare in una RSA, occuparsi di altri individui bisognosi di accudimento. Tutto doveva attingere da se stessa, senza che mai nessuno la sollevasse da un qualche compito, diurno o notturno che fosse. Quindi quella notte, chi le viveva accanto, non si è meravigliato delle voci e dei rumori che venivano dall’altra stanza, era ‘normale amministrazione’, Anna che si è alzata per andare dai bambini e si sta occupando di loro. Questa non è e non può essere ‘normale amministrazione’. Questa donna ha desunto che non c’era posto per lei e per i suoi figli. Perché se nessuno prende in considerazione i tuoi bisogni, i bisogni dei tuoi figli e se ne fa carico insieme a te, ti sta lasciando sola e non ti dà uno spazio nei suoi interessi, nei suoi ‘beni’. Quanto mi vuole bene uno che mi vive accanto e non viene sfiorato da dubbio che forse sono troppo sola ad occuparmi di tutto, sia di giorno che di notte? Così Anna decide di andarsene portando con sé i suoi figli, quelli di cui si occupa e si preoccupa prevalentemente lei, non ha cuore di lasciarli da soli.
Mi resta difficile da capire e da immaginare come abbia fatto a portarli giù con sé tutti e tre insieme, anche se la cosa è stata subito archiviata come certa. A voi riesce di ‘vedere’ una donna che, con due sole braccia come tutti, prende tre figli, di cui una di sei anni, quindi un pò grandicella e ingombrante e poi scavalca una ringhiera di balcone? a me no. Con un braccio prendo il piccolo di quattro mesi, facile, con l’altro prendo l’altro di quattro anni, già bello ingombrante, e per tenerlo bene gli devo magari chiedere anche di abbracciarsi a me, ma la terza di sei anni, con che cosa la tengo? Forse le chiedo di abbracciarsi forte al mio collo addossandosi ai due fratellini che tengo già in braccio? E con tutto questo peso in che modo scavalco la ringhiera? Mi appoggio di spalle e mi piego all’indietro? E la bambina, o i bambini, non hanno gridato, sono precipitati in silenzio aggrappati alla mamma? Possibile? Troppo facilmente ci si è lavata la coscienza dicendo ‘depressione postparto’, come dire che era malata, e poverina ‘non ce l’ha fatta’ come se fosse una gara di qualche tipo. E in effetti le donne sono proprio chiamate a gareggiare con un modello irraggiungibile in cui devono essere capaci di tutto senza mai avere bisogno di niente, a meno che non lo chiedano. Ma sempre dopo aver loro insegnato e aspettandoselo in ogni occasione, che devono essere capaci di farcela da sole. Viviamo in una società schizofrenica e poi diciamo delle sue vittime che ‘poverina, era malata’, mentre malati siamo tutti, come collettività, come società, e le tante Anna, con i loro figli sono le nostre povere vittime innocenti che ci hanno preso troppo sul serio, che non sono riuscite a pensare che bisognava mandare al diavolo noi e le nostre aspettative smodate, disumane. Quante donne stanno vivendo lo stesso dramma in silenzio in questo stesso momento, sentendosi ingiustamente ‘incapaci’ perché avrebbero bisogno di presenze amorevoli accanto a loro?

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